Gli scritti quotidiani

Io ed “Il mondo in un blog”.

Un po’ di tempo fa mi pare di aver rebloggato un post di Vittorio, il capo redattore dell’e-zine di cui farò parte anche io a partire dal mese di dicembre. Si tratta di una specie di blog a tante mani, i redattori, tutti conosciuti tramite il gruppo fb, sono una decina. Per me è la prima volta in assoluto che scrivo per qualcuno, e forse sono un pochino emozionata. Dato che il prossimo è il numero di dicembre si è scelto di trattare almeno in generale il tema del Natale. Inoltre, assieme all’articolo di ogni rubrica saranno inclusi anche dei racconti a parte, sempre sul natale. Io ovviamente ho scelto di chiamare la mia rubrica come il blog, “La luna sotto casa”. La canzone di Bertoli mi ha praticamente rapita. Dà un nome alla mia vita.

Detto questo, mi accingo a scrivere quest’articolo perchè altrimenti arrivo troppo in ritardo. Il racconto l’ho già inviato, ed è quello che ho pubblicato qui ieri sera. Ovviamente cercherò di parlare di musica nella mia rubrica. La musica nelle sue mille sfaccettature e nella mia interpretazione. L’articolo dovrà parlare del Natale in qualche modo collegato all’argomento della rubrica, ovvero la musica. Cosa c’è di più azzeccato di “E’ nato si dice”? E Pierangelo Bertoli colpisce ancora! Mi metto subito all’opera. Scrivo di getto e invio, sperando ne esca un buon primo prodotto.

Intanto vi allego il primo numero dell’e-zine, quello in cui io non ci sono, ma ci sono altri blogger bravissimi!

Buona lettura.

Il mondo in un blog 1

Racconti

Il vecchio Natale.

Il giovane Ferdinando era nato da circa trentacinque anni e i suoi genitori erano vecchi ma sempre severi. La tavola nella grandissima villa di famiglia era imbandita con pietanze abbondanti, fin troppe. L’argenteria scintillava ad ogni bagliore del fuoco nel camino. I numerosi membri della nobile famiglia erano arrivati tutti, elegantissimi e carichi dei grandi e preziosi doni da scambiare. Il cenone doveva essere pronto già da un pezzo e gli invitati sedevano al lungo ed imponente tavolo degli antenati della famiglia. Era la notte del ventiquattro dicembre, quel lontano e freddissimo Natale di molto tempo fa, sbiadito nei ricordi. Tutto sembrava come di solito, ogni anno, la stessa cerimonia. Ferdinando era un giovane benestante, di beni materiali, era alto e paffuto, si vedeva da molto lontano che il pane non gli mancava. Era ricco di denari, ma era povero allo stesso tempo. Povero d’amore. I suoi genitori mai gli avevano dimostrato un po’ d’affetto. Mai un bacio, mai una carezza. Sempre chiusi nella loro pesante autorità. Anche quando erano già vecchi, costringevano il loro figlio a seguire le regole severamente, senza mostrare la loro parte sensibile, che era da sempre nascosta, o addirittura assente. Ferdinando quindi non aveva un cuore, anzi lo aveva troppo freddo per provare dei sentimenti veri. Non aveva amici, non aveva conoscenti, viveva da solo con i genitori e la sorella piccola, nell’imponente villa a tre piani, con un giardino interno ed uno esterno con la fontana al centro. Sopravviveva, più che viveva. I suoi gesti sempre gli stessi, la sua giornata tipo sempre uguale. L’unica cosa che aveva era la cultura, che aveva conquistato da solo studiando tutti i libri della biblioteca di casa. Ferdinando era così, timido al massimo,succube della sua stessa vita. L’unica fiammella di gioia in quella casa era Margherita, sua sorella più piccola. Si passavano quindici anni. La sua mamma non era riuscita più a fare figli dopo di lui per tanto tempo. Margherita arrivò d’estate, mentre lui era nato proprio il giorno della Vigilia di Natale.
Quel Natale era arrivato in fretta e Ferdinando doveva compiere trentacinque primavere, anzi inverni.
Margherita aveva compiuto vent’anni ed era bellissima. I suoi riccioli biondi le cadevano sulle spalle come batuffoli di cotone. Il suo viso era tondo e morbido, la pelle liscia con le gote rosse e gli occhi erano verde-acqua. Lei a differenza di suo fratello sprizzava gioia da tutti i pori, riuscendo a compensare la tristezza e la rigorosità della sua casa con la sua personalità esuberante. Ferdinando era legatissimo a sua sorella, anche se non glielo dimostrava. Ma lei lo sapeva lo stesso.
Quel Natale arrivò molto in fretta. Troppo. La tavola era imbandita e la casa affollata. Margherita, dopo aver scartato i suoi regali, con la sua felicità, uscì fuori sotto la neve alta da terra saltellando. Aveva intenzione di recarsi in Chiesa, nella notte di Natale. Lì vicino c’era un pozzo la cui apertura era direttamente sulla strada. Margherita saltellava e un cumulo di ghiaccio era vicino al pozzo. E vicino a Margherita. Non fu disattenta, ma lo prese lo stesso in pieno, scivolandoci sopra. Margherita è volata. Dopo solo vent’anni, nella notte di Natale, Margherita non c’era più.
La casa diventò subito ancora più gelida e cupa. Tutti i mobili si erano fatti grigi e tristi. Gli invitati erano fuggiti via. I genitori entrarono nel mutismo della morte. Ferdinando in un’angoscia infinita. La fiammella si era ormai spenta. L’unico piccolo barlume di positività era andato via insieme al Natale. Il Natale non c’era più. Non è più esistito in quella casa, soprattutto per Ferdinando.
Negli anni successivi, i parenti non vennero più in quella casa, per il tradizionale e formale cenone di Natale. Ferdinando non sopportava più l’aria pesante e gelida. Col passare degli anni i genitori invecchiavano sempre di più, e morirono tutti e due nella tristezza totale qualche anno dopo.
Ferdinando era sull’orlo dell’esasperazione. Aveva un masso al posto del cuore. Era un uomo e non sopportava più niente. Era diventato avido, non si importava di niente, non faceva più niente. La fredda casa cadeva ormai a pezzi. Ferdinando l’aveva abbandonata. Non sopportava più di vivere lì dentro. Tutto gli ricordava la morte. Viveva per strada, al freddo e al caldo. Era diventato magrissimo e un po’ curvo a furia di stare chino su se stesso. Campava grazie all’elemosina di qualche buon’anima. I capelli curati divennero più lunghi e disordinati. Grigi. Una folta barba crebbe sul volto rugoso e malandato. I suoi vestiti rimasero gli stessi per anni. Fino allo scorso Natale. Trovai Ferdinando sul ciglio di una strada, proprio la sera del suo settantesimo compleanno. Erano passati esattamente altri trentacinque anni dalla tragica notte. Anni che aveva passato nel peggiore dei modi. Cercava elemosina, non riusciva a parlare e mi ha fatto tanta tenerezza. I suoi occhi mi imploravano. Aveva addosso un cappotto strappato e basta. Faceva freddissimo, aveva nevicato abbondantemente. Il piattino dell’elemosina era vuoto. Ho deciso da subito di prendermi cura di lui, perchè subito ho sentito che se lo meritava. E non mi sono sbagliata. Quella sera lo portai a casa mia. Mio marito mi rimproverò e i miei figli piccoli avevano paura di lui. Era sporco e maleodorante, aveva ferite dappertutto. Soffriva tanto, dentro e fuori. Quella sera io non andai al cenone di Natale dai miei suoceri. Restai a casa a prendermi cura di Ferdinando, che tutti chiamavano il “barbone grigio”, per il colore dei suoi capelli e della sua barba. Quel Natale è stato forse il più bello per me. Lavai con tanta cura il corpo di un barbone, che piangeva per la gratitudine. Il mio cuore fu per un attimo un po’ freddo per la vergogna, ma subito fu irradiato dalla luce e dal calore della carità e del rispetto umano. Ferdinando merita solo rispetto. Lo feci accomodare nel letto di mio figlio piccolo, che dorme ancora nella culla. Non dormiva in un letto da trentacinque anni. Continuava a piangere ed io lo rassicuravo. Il giorno dopo mangiò per la prima volta dopo tutto quel tempo seduto ad un tavolo. Piano piano ha ricominciato a parlare, però parlava solo con me. Dopo un paio di mesi si è rimesso a livello di salute, perchè l’ho fatto visitare da tanti dottori. Piano piano mio marito e i miei figli lo hanno accettato. Mio figlio Angelo, il piccolo, lo chiama “nonno”, e lui sorride. Mia figlia Giada, la seconda, gli accarezza la barba prima di addormentarsi. Mio figlio Stefano, il grande, gli fa un sacco di domande a cui lui risponde col suo sapere abbastanza sviluppato. Mio marito gli tiene compagnia quando io sono al lavoro. Ferdinando è diventato un padre per me, anche se lui di figli non ne ha mai avuti, ed io ho perso i miei genitori quando avevo solo cinque anni. Lui mi dà tanti consigli e mi ringrazia per avergli cambiato radicalmente quell’ultima parte di vita che si accinge a passare. Io gli voglio bene. Questo Natale festeggeremo assieme il suo compleanno, come una famiglia più grande. Cercheremo in tutti i modi di fargli dimenticare la tristezza e di scaldare il suo cuore con il vero spirito del Natale. Alla fine il Natale per me è proprio lui, il nostro caro vecchietto.

Gli scritti quotidiani

SOS BASILICATA

E stamattina niente scuola. Non perchè non stia bene o perchè non ne abbia voglia. Scioperiamo. E non per una futile e banale scusa. Abbiamo motivi serissimi. La nostra terra se ne sta andando a furia di scorie e miasmi. Abbiamo l’acqua radioattiva. E’ una cosa impressionante. Ora devo correre in piazza, dove già ci saranno tutti gli altri studenti. Lì si terrà il dibattito. Allego qui sotto un video informativo. La questione è seria. E in senato si grattano la pancia…

Gli scritti quotidiani

Pigiama, gola irritata e una tazza di tè. Pomeriggio Post-Senato.

L’altra sera, prima di partire non ho avuto neanche il tempo di andare a letto un po’ prima visto che dovevo alzarmi alle 5. Figuriamoci se avrei scritto un altro post.

Dunque sono tornata, è andato tutto bene, per fortuna. E’ stato molto stancante, il prof di educazione fisica voleva farci fare i km a piedi e ci è riuscito. Martedì abbiamo visitato l’Abbazia di Montecassino, bella ma a mio avviso troppo “pacchiana”, sta a testimone della ricchezza smisurata del clero, che sia storica o meno. Questo ovviamente vale anche per tutte le altre chiese e basiliche che ho visitato in questi due giorni. Nel pomeriggio siamo arrivati in piazza S.Pietro a Roma. E che lo dico a fare! Sono stata coi miei compagni di classe a girare un po’. Dopo siamo andati in albergo. Le stanze facevano cagare, 10 metri per 5 ed erano triple! Meno male che almeno mi sono messa d’accordo con due amiche per bene. Le finestre erano serrate con delle grate di ferro e sembrava di essere nella cella di un carcere, minorile nel nostro caso. Per fortuna la stanza di alcuni amici aveva il balcone e quindi io e le altre siamo rimaste lì fino alle 4 di notte tra patatine, sigarette, sigari e chiacchiere. Risultato: dopo tre km a piedi (da Piazza di Spagna, Fontana di Trevi e via dei Condotti fino a Porta Maggiore) quando avevo i piedi che mi bestemmiavano in cinese, ho dormito tre ore scarse, per stare la mattina dopo a fare il doppio delle attività.
Mercoledì avevamo in programma la visita all’interno del Colosseo, davvero bello, non me lo aspettavo così. E poi all’Altare della Patria, salendo con l’ascensore sull’estremità si gode un panorama mozzafiato, anche se la nebbia stava a nostro discapito. Nel pomeriggio via del Corso tempo libero una mezz’ora per pranzare. Mega panino al McDonald’s. Nel frattempo piove a dirotto. Il ristorante era pieno zeppo e dopo aver trovato dei posti all’esterno sulla terrazza hanno sgomberato la sala perchè una ragazza (tra l’altro della mia scuola) è caduta dalle scale. Usciti fuori abbiamo raggiunto la libreria del senato. Qui si sarebbe tenuto l’incontro su Giustino Fortunato e la Questione meridionale. Siamo arrivati fradici ma più o meno eleganti. La conferenza è andata molto bene, i tizi dell’archivio storico si sono complimentati con la mia prof, la quale si è montata un po’ di più la testa (come se non fosse già abbastanza saccente di suo). E’ venuto anche un senatore di Matera, Vito Petrocelli, del M5S, che nonostante la sua posizione politica critica è stato molto bravo e gentile. Per la cronaca abbiamo scambiato un paio di tweet stamattina e si è complimentato ulteriormente.  Alla fine della conferenza ci siamo avviati verso il senato vero e proprio, Palazzo Madama. Siamo entrati e ci hanno perquisiti manco fossimo al confine della Palestina con Israele, poi ci hanno fatto accomodare in tribuna. C’era una seduta in atto. Non ho parole per descriver lo schifo di quel momento. C’era un casino impressionante. Le prof si sono alzate per farci zittire quando si sono accorte che a fare chiasso erano i senatori e non noi, che stavamo paradossalmente zitti per la meraviglia. Ci avevano fatto lasciare tutti i cellulari, non si possono fare foto nè video e i telefoni devono rimanere spenti. Eppure lì dentro era un continuo squillo di cellulari. Non c’era un senatore che seguiva ciò che dicevano gli altri. Mi sembrava una torre di Babele. Ogni seggio aveva come minimo un iPad, alcuni addirittura l’iMac montato e in funzione. Chi parlava a destra, chi a manca, chi al cellulare e chi stava su facebook e twitter. Ho contato due senatori che se la dormivano di testa al computer acceso. Proprio così ci danno il buon esempio, e soprattutto si decide il futuro dell’Italia. Nel frattempo si sono fatte due votazioni, hanno respinto le dimissioni di due di loro. A me veniva da ridere tanto era il disgusto, mi sembravano tanti fenomeni da baraccone in giacca e cravatta. Quando ci hanno detto di andare via per far entrare un altro gruppo tutti ci siamo avviati verso l’uscita ridendo e facendo commenti negativi. (Qui al minuto 41.00 ci saluta la vicepresidente.) I carabinieri che stavano davanti la porta d’ingresso si sono messi a ridere sotto i baffi. Nel frattempo si è scatenato il diluvio e comunque c’era da camminare venti minuti per raggiungere il pullman. Ci siamo messi a camminare sotto la pioggia e ci siamo inzuppati dalla testa ai piedi. Finalmente ci siamo messi in viaggio e siamo arrivati a casa alle due di notte. Stanotte sono stata malissimo, mi sono presa un raffreddore e ho la gola in fiamme. Una tazza di tè caldissimo è il top. Non sono andata a scuola e neanche domani ci andrò, perchè scendiamo in piazza a dibattere su un argomento delicatissimo che riguarda la nostra amata Lucania. Nel post seguente metterò degli articoli che ne parlano. Sabato abbiamo assemblea di istituto. Lunedì la prof di italiano non c’è quindi è leggera la giornata. Questo pomeriggio di riposo post-senato forse me lo merito.

Gli scritti quotidiani

Seminario di Vita Nuova

Sono arrivata con circa un giorno di ritardo. Avevo detto nel post precedente che avrei scritto quest’articolo ieri. Il fatto è che ieri sono stata un po’ incasinata e quindi niente tempo e “cervello” per scrivere. Oggi però, mi dedico un po’ alla stesura di qualche riga. Un po’ perchè ho questa cosa da raccontare e poi anche perchè mi sono successe altre cose proprio tra ieri e oggi. Diciamo che sono di Natura e di tema differente. Dunque procediamo in ordine.

Il titolo. Dice qualcosa? Forse solo per chi se ne intende. E dubito che ci sia più di qualcuno che segue il mio blog data la radicale diversità dell’argomento.

Lo spiego brevemente: per quanto ne sappia io stessa, il Seminario di Vita Nuova è appunto un seminario, quasi un corso di formazione sostenuto dai componenti del gruppo di preghiera cattolica del RnS (Rinnovamento nello Spirito). Ammetto che non sono molto informata sulla storia del movimento. Mi rifarò pian piano.

Ammesso questo, c’è da dire che le mie precedenti posizioni di pensiero erano ben radicate e contornate da una specie di ignoranza, anzi una non curanza. Dunque avevo anticipato la storia nell’altro post, quindi corro all’incontro di mercoledì scorso.

Io pensavo fosse una cosa “informale”, ovvero tenuta dagli esponenti del movimento della mia parrocchia ed il parroco. Stop. Invece è venuto a tenere l’incontro il presidente regionale dell’associazione, un pezzo grosso per loro. Ero quindi un po’ fredda e imbarazzata davanti l’oratorio ad aspettare che qualcuno venisse ad aprire la porta. Nel frattempo sono arrivate quelle persone che io conosco bene, quelle che insomma mi hanno rotto le scatole affinchè io cedessi alla tentazione di presenziare quella sera lì. Tra una parola e l’altra passa quasi mezz’ora e io un po’ scocciata ma allo stesso tempo incuriosita dai loro discorsi avevo pensieri strani in testa. Quando questo tizio è arrivato lì, gli si sono buttati letteralmente tutti addosso, come se fosse arrivato un divo di Hollywood. Io ovviamente non lo avevo mai visto, o forse una sola volta, quando per caso sono capitata nel suo paese che è molto vicino al mio.

Insomma siamo entrati tutti e abbiamo disposto le sedie in ordine. Nel frattempo una signora mi ha chiesto di andare a suonare la chitarra alla presentazione del suo libro il 3 dicembre. Pensava che io fossi occupata negli “impegni importanti” sempre riguardo alla musica. Mi è scappato un sorriso e con piacere ho detto di si. E’ contentissima.

Dopo questa breve pausa tutti ci siamo seduti alcuni hanno fatto delle preghiere che fa solo chi deve animare il momento di preghiera. Poi lui ha iniziato a parlare. Quasi un’ora di monologo sulla propria vita, la testimonianza, lo scopo del seminario… Io mi stavo annoiando, eppure ero seduta in prima fila insieme a ragazze più piccole di me. Diciamo che loro erano molto prese dal discorso. La scettica ero io. Quando non ne potevo più mi sono alzata in piedi per andare via cercando di passare inosservata.. e con me altre persone dietro. Lui si è fermato e con una battuta ci ha fatto ridere e siamo rimasti ancora un po’. Evidentemente era importante che restassimo per il momento di preghiera, quello che comunque era il punto forte dell’incontro. Questo momento è arrivato e due persone hanno cacciato la loro chitarra intonando dei canti molto belli. Tutti si sono concentrati ed hanno iniziato a dare segni di quella che io credevo follia. Ho iniziato ad avere un po’ di paura. Sembravano invasati. Chi cadeva per terra, chi sulla sedia, chi iniziava a guardare verso l’alto con le mani al petto, chi alzava le braccia e dondolava come se il vento forte li volesse portare via. Tutto questo mentre quel signore diceva preghiere spontanee sotto il ritmo incalzante dei canti. Io ero sempre più fredda e fuori dall’atmosfera. Volevo andare via. Tutti iniziavano ad inginocchiarsi e lui arrivava per fare l’imposizione delle mani. Io desideravo sentire cosa provavano tutti. Mi sono inginocchiata cercando di concentrarmi e pregare, anche a modo mio. Lui arriva e mi fa l’imposizione delle mani, dopo che me l’aveva fatta anche un’altra signora veterana del gruppo. Dopo di ciò mi sono alzata di scatto e stavo avviandomi verso la porta d’uscita ma lui, mi ha preso per un braccio e mi ha detto di non avere paura, avevamo quasi finito. Però mi ha chiesto di restare. Io con pazienza mi sono rimessa al mio posto e sono rimasta in silenzio. A qualcuno lacrimavano gli occhi. Appena dopo lui ci ha detto che dovevamo abbracciarci peer sentirci più vicini. Non volevo abbracciare proprio nessuno. Volevo andarmene via da quella gabbia di matti. Lui arriva, e mi abbraccia. Sarà alto due metri e abbastanza robusto. Gli arrivavo al gomito. Io in un primo momento resto di pietra. Poi però rispondo all’abbraccio. Dopo di ciò si avvicina al mio orecchio e mi dice delle parole. Praticamente mi legge tutto quello che avevo dentro. Ma davvero! Per filo e per segno. Una cosa che non so descrivere ed ho i brividi adesso mentre la ricordo. A tal punto io non sapevo cosa fare. Volevo forse ridergli in faccia ed andarmene. Ma sono scoppiata a piangere, lì, tra le braccia di uno che neanche conoscevo, e che avevo considerato un po’ fuori di testa perchè diceva cose senza senso e la chiama lingua dello Spirito Santo. Non so cosa mi sia successo, cosa è successo a livello scientifico nella mia mente, e sicuramente mi informerò. Fatto sta che è stata una cosa bella, poi, a pensarci dopo. E’ proprio vero che non siamo soli, è proprio vero che c’è chi ci fa stare bene, di cui non dobbiamo aver paura. Dio c’è. Ci prende per mano e si manifesta.

Quando è finita la preghiera, ci siamo tranquillizzati tutti. E siamo andati a mangiare insieme i dolcetti nell’altra stanza. Lui ne avrà mangiati tipo un chilo e questo ci ha fatto ridere in tanti. Al momento che doveva andare via si è avvicinato e mi ha sorriso. Poi ha detto “Grazie a tutti”. E io, ridendo, ma anche a caldo.. “Grazie a te!”.

Sono arrivata a casa stravolta. I miei non mi riconoscevano più. Io ho cercato subito il tizio su fb e gli ho scritto un messaggio dei miei, di quelli lunghi un km. Mi ha risposto la mattina dopo mentre ero a scuola.

Non lo dimenticherò mai, è stato un episodio fortissimo della mia vita. Non so come andrà avanti tutto ciò..Sicuramente a qualcuno mi affiderò.

Perfetto. Concludo qui anche perchè devo scappare a preparare la valigia. Domani parto per Roma con la scuola due giorni. Terremo una conferenza nella libreria del senato riguardo Giustino Fortunato e La questione meridionale. Di questi tempi… Forse mi tratterrò a scrivere stasera tardi.

Gli scritti quotidiani

Forse sono cambiata. Forse.

Dunque.. il titolo dice tutto no? No. L’ultimo post che ho scritto, se non erro, dice che avevo praticamente perso l’ispirazione, o meglio, il modo giusto per scrivere. Non è che mi sia arrivato del tutto, ma ora ho deciso di raccontare un pochino quello che mi sta succedendo in questi giorni. Forse non importa a nessuno, sembrerà assurdo e non ve ne verrò, perchè sembra assurdo a me anche adesso. Sono talmente tante le cose che non so da dove e come iniziare. Riordiniamo un pochino le idee. A scuola la solita, il prof di filosofia di cui parlo spesso continua ad essere un grande, negli alti e bassi. Mio padre non è potuto andare all’incontro con i prof ma se li è girati tutti nei giorni successivi, uno alla volta, a scuola. Per farla a breve (preferisco non dilungarmi sugli altri prof) è rimasto contento da ciò che quello di filosofia gli ha detto. Ha una buona impressione di me, perfetto. Non può andare meglio!

In realtà l’argomento importante non è questo, la scuola in sè a stento la sopporto quando sto in quelle mura, ora figuriamoci se ne devo parlare anche qui! Si tratta del mio aspetto “spirituale”.
Ho sempre avuto una concezione abbastanza mia del mondo “trascendente”, per dirla alla maniera in cui studio Dante (aridaje, co sta scuola!). Lo stemma che ho messo come immagine del mio profilo su wordpress dice un bel po’. Il nome del mio blog ne dà la conferma. Poi De Andrè, Bertoli, Marx… sono tutti contro le mie ex catechiste!

Frequentavo la terza media, dovevo prepararmi a ricevere la Cresima. Avevo una catechista di quelle tipiche bigottone che spargono il sale davanti la soglia di casa per scacciare il demonio (siamo nel Medioevo, l’avevo dimenticato). Raccontava, raccontava e io subivo sapendo che un giorno o l’altro sarei esplosa e l’avrei mandata a quel paese. Il giorno arrivò e mi misi a contestare quello che diceva (con educazione, per fortuna riuscii a controllarmi). Lei diventò tutta rossa in faccia e mi disse che dovevo essere seguita da un “esperto”. Non avevo ben colto il senso della cosa, ed ho preferito non approfondire. In realtà dicevo solo quello che pensavo, che non si allontanava affatto dal mio credo religioso. Il fatto è che mi stanno sulle scatole le persone che vanno in chiesa per spettegolarsi a vicenda. Oppure quelle che devono far vedere che offrono i servizi in parrocchia e poi ricadono in quelle storie di religione arcaica mista al paganesimo come se fossimo nel Duecento ai tempi dell’Inquisizione.

Ora.. io non sono proprio nessuno per giudicare chissà cosa. Non sono informata o semplicemente non ho studiato l’argomento nell’aspetto teorico. Però come tutti ho il mio modo di pensare e vedere le cose. Alla fine la fede non si studia. O c’è o non c’è. E io aggiungerei che può sempre arrivare, anche tramite piccoli gesti o testimonianze. Quindi, come dicevo all’inizio, da tempo avevo dei dubbi in testa e alcuni li ho ancora adesso. Sono un essere umano anche io. Però ho anche la fede, che in un certo periodo è diminuita, ma c’è sempre stata.

Ho iniziato a rifrequentare la mia parrocchia a settembre, dove serviva un accompagnamento musicale nel coro. A parte episodi particolari (ce ne sono in ogni ambiente dove c’è un gruppo da mantenere) tutto è andato bene. Proprio da settembre, in questo coro parrocchiale alcune persone mi hanno parlato di un movimento cristiano e cattolico che la mia parrocchia ospita da tanti anni. Non so se ne avete mai sentito parlare, ma è abbastanza famoso in Italia. Trattasi del Rinnovamento nello Spirito. Bene.. io avevo già avuto modo in passato di assistere ad alcuni incontri ma con esito sempre più negativo. A prima vista sembrano una setta, ovviamente buona, che invoca lo Spirito Santo e l’Amore di Dio. Si fanno dei canti, si battono le mani, si suonano le chitarre e tanti altri strumenti, si recitano preghiere spontanee ma soprattutto.. si canta in lingue. A primo ascolto io sono scoppiata a ridere: sembravano un gruppo di dementi che dicevano cose senza senso e che parlavano da soli. Poi iniziavano ad abbracciarsi l’uno con l’altro. Insomma.. un disastro. Sono tornata a casa sconvolta. E’ stato così fino ad una settimana fa. Mi incontra dopo la messa una ragazza che fa parte di questo movimento da tempo e mi invita al primo incontro del Seminario di Vita Nuova. A primo impatto rifiuto subito, ma poi presa dalla curiosità, dico di si. Mercoledì scorso, ero lì, davanti all’oratorio, con un presentimento un pochino tipo “Ma chi cazzo me l’ha fatta fare?”

Da mercoledì sera tardi io sono cambiata. L’incontro è stato qualcosa di molto toccante. Soprattutto grazie ad una persona, un uomo di Dio. Domani scriverò un post dove racconto nel dettaglio il tutto. E’ vero, forse non dovrei scriverlo, in effetti sono ancora all’inizio di questa nuova esperienza, ma ci tengo davvero tantissimo.

Ovviamente questo post è diverso da tutti gli altri, non sono impazzita, ve lo giuro! Stento a crederci io stessa. Forse sono solo cambiata.. forse.

A domani. Buonanotte.

Gli scritti quotidiani

Magistra vitae…

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I popcorn sono già finiti. Sto perdendo un pochino di tempo tra un filosofo e l’altro. Penso che la filosofia sia una materia bella tanto quanto utile. Ognuno di noi deve avere la propria filosofia e deve farne uso per vivere una vita ricca di pensieri e di modi di fare. Parmenide, Zenone, Protagora.. però sono un po’ pesanti! Il mio prof è fighissimo, anche se oggi l’ho temuto come nessun altro… secondo me e qualche altro c’era la minaccia del tre se ci avesse interrogati. Per fortuna tutto è andato per il verso giusto. Andrò all’interrogazione domani. Che Dio (per lui non esiste, per me si)ce la mandi buona. Intanto stasera se sonaaaa!

Gli scritti quotidiani

Presagi.

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Domani ho l’interrogazione di fisica. So forse il 30% di quello che dovrei sapere. La mia prof è una strega con la erre moscia. O meglio, sono io che la vedo tale, solo prima delle interrogazioni. Ho il cervello che va in fumo tra tre.. due.. uno.. SBAM!
Dopodomani ho l’interrogazione di filosofia. Il prof è un mito. Però come tutti i filosofi è molto strano e a volte mette i voti a caso. Ho degli arretrati. Spero non sia un sei. Quel sei che hanno anche le capre che vengono in classe con me. C’è il “rischio” che mi chiami quella di italiano. Ma non c’è nessuno che possa darmi un colpo secco?
Vabè mi sa proprio che tra due secondi chiudo tutto. Poi riapro i libri più tardi. Domani sento che sarà una giornata un po’ difficilotta.. eppure esco un’ora prima. Probabilmente stanotte non dormirò. Che palle! Perchè sono così ansiosa? Uffa! Vabè, un po’ di musica e via.

Ps. Vi piace il mio astuccio molto destroide? Bacio! 🙂

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Gli scritti quotidiani

Sabato (si lo so, non è un titolo originale)

È un sabato come tutti gli altri. Per fortuna non c’è cattivo tempo. Sono tornata da non molto a casa da una passeggiata piacevole con un amico che non vedevo da un po’. Ho preparato una tazza di latte caldo perchè ho mal di gola e fuori fa freschetto. E in questo momento mi sono messa a letto col cellulare in mano. Anche perchè scrivo dal cellulare questo non sarà un post molto lungo ma pieno di errori di digitazione, che in seguito correggerò! Stasera mi sento bene ma nello stesso tempo non bene. Mi sono successe un po’ di cose. Ovviamente di mezzo ci sono dei nuovi amici e i miei genitori. Questi nuovi amici hanno praticamente il doppio della mia età (son dettagli..) e i miei genitori non accettano molto questa cosa. Io penso che non ci sia nulla di male. Almeno ho trovato qualcuno con cui fare dei discorsi seri e non qualcuno con cui parlere dello smalto da mettere sulle unghie o della maglietta da mettere domani sera.
Inutile, ai miei non scende giù che sono molto più grandi. Poi comunque le voci di paese circolano molto e male. Ma quello che farò è andare avanti come meglio posso e credo. Me ne infischio della gente maligna e cerco di passare al meglio le mie serate. Cosa è più importante per se stessi? Stare bene con persone perbene o dar peso alle critiche altrui? Senza dubbio io scelgo la prima.
E questo è solo un “assaggio”. Presto scriverò meglio cosa mi sta succedendo in questi giorni… ora le palpebre diventano molto pesanti.

Buonanotte.❤

Gli scritti quotidiani, Musica

Non ti sveglierò

Avrei tanto voluto scrivere un po’, creare, ma per oggi niente. E’ da circa due ore che sto qui a fissare il monitor ma tutto mi sembra banale. Oggi è andata così. Sarà il maltempo, la stanchezza.. Boh! Fatto sta che non mi viene niente da scrivere. Però la buonanotte voglio darla con una canzone, non mia ovviamente. Una canzone adattissima al momento, al clima, ai pensieri. A tutto!

Eh..Pier, piccolo uomo gigante! ❤