Gli scritti quotidiani

Buon Natale!

Qui sono arrivata un pochino in ritardo. Gli auguri però valgono lo stesso.

Per quante sfumature diverse possa avere il significato del vero Natale per ognuno di noi, che questo sia all’insegna della felicità, dell’umiltà, della speranza, ma soprattutto dell’altruismo e dello stare bene insieme. Non c’è cosa più bella dell’affetto dei nostri cari di oggi, e di quelli che verranno.

Gli scritti quotidiani

Ciao Franco.

E poi ci sono le notizie che ti sconvolgono un po’. Direi che non sono ancora triste, perchè non riesco a crederci.
Se si “conosce” una persona sul web non è detto che non si possa stabilire un contatto stabile e magari anche un’intesa particolare. Quando si hanno idee comuni, interessi comuni, e cantautori preferiti in comune, anche se gli anni o i caratteri sono diversi, il web è un ottimo mezzo per conoscere persone che comunque ti colpiscono.
Caro Franco, non ci siamo scambiati altro che qualche messaggio e qualche canzone bertoliana. Non sono mancati i commenti sui vari blog e mi hai sempre scritto che ti piaceva il mio modo di pensare. Spesso mi hai fatto i complimenti perchè non ti sembravo una “ragazzina così giovane”. Ti sembravo un’adulta nei ragionamenti.
L’anno scorso ho trovato una tua vecchia intervista fatta a Pierangelo Bertoli e tu non te la ricordavi, e sei rimasto felicissimo quando te l’ho fatta leggere. Per me fu un bel momento. Ti ho sempre ammirato per il tuo modo di scrivere quelle migliaia di articoli, con la rabbia distribuita nelle parole sempre pacate ed educate. Gli aggiornamenti di status sul tuo gattone Ibra, che mi facevano sorridere ogni volta. E poi l’Inter, la politica. Che dire, in tanti oggi hanno rivolto a te i loro pensieri, e in tanti saranno rimasti sconvolti. Credo proprio che resterai nel cuore di tutti coloro che ti hanno seguito. A muso duro, infondo, era anche il tuo motto.
Buon viaggio.

http://www.superando.it/2014/12/18/abbiamo-perso-franco

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La ballata del Pinelli

Giuseppe Pinelli, defenestrato dalla questura di Milano, proprio come oggi, il 15 dicembre 1969.

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

“Commissario io gliel’ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà.”

“Poche storie indiziato Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
Lui è l’autore di questo attentato
E il suo socio sappiamo sei tu”

“Impossibile” – grida Pinelli –
“Un compagno non può averlo fatto
Tra i padroni bisogna cercare
Chi le bombe ha fatto scoppiar.

Altre bombe verranno gettate
Per fermare la lotta di classe
I padroni e i burocrati sanno
Che non siam più disposti a trattar”

“Ora basta indiziato Pinelli”
– Calabresi nervoso gridava –
“Tu Lo Grano apri un po’ la finestra
Quattro piani son duri da far.”

In dicembre a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.

Dopo giorni eravamo in tremila
In tremila al tuo funerale
E nessuno può dimenticare
Quel che accanto alla bara giurò.

Ti hanno ucciso spezzandoti il collo
Sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio
Però adesso non è più tranquillo.

Ti hanno ucciso per farti tacere
Perché avevi capito l’inganno
Ora dormi, non puoi più parlare,
Ma i compagni ti vendicheranno.

“Progressisti” e recuperatori
Noi sputiamo sui vostri discorsi
Per Valpreda Pinelli e noi tutti
C’è soltanto una cosa da far.

Gli operai nelle fabbriche e fuori
Stan firmando la vostra condanna
Il potere comincia a tremare
La giustizia sarà giudicata.

Calabresi con Guida il fascista
Si ricordi che gli anni son lunghi
Prima o poi qualche cosa succede
Che il Pinelli farà ricordar.

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po’ la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

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Gli scritti quotidiani

Troppa atmosfera natalizia.

Non molto tempo fa era fisica. Poi filosofia. Adesso è il turno dell’interrogazione di storia. E anche del compito di inglese. Entrambe le cose domani. Non ho capito perchè scrivo sempre post sul blog nei giorni precedenti alle varie interrogazioni. Beh, in effetti sono questi i momenti in cui mi sento di scrivere di più, non so se lo faccio per sottrarre del tempo allo studio, perchè mi sento semplicemente più ispirata o perchè solo in queste situazioni ho l’argomento su cui scrivere. Se poi ci aggiungiamo un aggravante, che è l’eccessiva atmosfera natalizia che sento…

Ovviamente non si tratta di un post importante, eppure ce ne sono di post importanti da scrivere, però questa settimana sono pienissima. Ho compiti ed interrogazioni fino al collo. Mentre mio fratello studia poco e niente, l’albero di Natale luccica e in tv e sul web tutto riconduce al Natale io devo stare a studiare ancora per due settimane belle piene piene. Ora ad esempio, se non chiudo questo post e non mi metto a studiare storia, non faccio in tempo a fare più niente! E quindi, mi devo mettere sui libri SUBITO. Nel frattempo godetevi il lato buono di questo mio freddo pomeriggio di dicembre passato sui libri (solo in parte eh?!?).

Ciaaao!
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Gli scritti quotidiani

La strada della speranza oltre la terra del rimorso

Avevo scritto un breve post sulla “Nuova Questione Meridionale”. Ora cerco d ampliare un po’ l’argomento qui. Dunque, dopo l’incontro del nostro Liceo a Pisticci, ieri mattina sono partiti due pullman per Potenza, dove è stata organizzata una manifestazione ben più grande. Ne hanno parlato molti media, ma non abbastanza. Meno male che c’è internet, luogo in cui la notizia si è diffusa meglio. Qui sotto copio l’articolo di un giovane studente, che ha preso parte molto attivamente del Presidio Permanete Pisticci.

Succede, a volte, in piccole realtà come quella Pisticcese, che in situazioni di grande pericolo e paura collettiva, la comunità riesca a trovare un modo per far lavorare fianco a fianco persone molto diverse tra loro, uomini, donne, studenti, Associazioni, che fino a quel momento erano invece una realtà frammentata e a sé stante della stessa comunità.
Succede che fenomeni come questi, cambino la realtà dei fatti nel momento stesso in cui si formano.
La mia generazione aveva bisogno di questo. Era in qualche modo intrappolata da questa piccola realtà, costretta a cercare qualcosa, qualsiasi cosa, fuori dalle strade, dalle piazze, dalle viuzze, dal centro storico di questa nostra realtà.
Quel gazebo verde, quei tavolini in plastica, quei lunghi discorsi fino a tarda notte, questo gruppo di lavoro rappresenta finalmente per noi la speranza. La speranza che qualcosa può davvero cambiare in questo piccolo pezzo di terra Lucana, che un futuro migliore non possiamo solo più sognarlo, un futuro all’insegna della cultura, del turismo, del lavoro.
Piano piano, il Presidio Permanente è diventata un’Istituzione, nel cuore della gente. Certo, non è stato facile innescare una comunità ormai assopita, stanca, svogliata dagli scempi politici che negli ultimi anni hanno privato questo territorio di ogni infrastruttura, di ogni credibilità.
La strada è ancora lunga, molto lunga, ma non più così in salita. Non più così in solitudine.Noi giovani, abbiamo l’obbligo morale di interessarci, di intervenire su questa situazione ambientale, e non solo. Non è più il momento di dare la colpa al politico di turno, o di lavarcene le mani credendo che nulla possa cambiare. Noi giovani dobbiamo essere il motore di tutto questo, l’anima di questa eterna questione meridionale, che fin’ora non ha giovato a nessuno, ma ci ha condannato alla precarietà, al dover abbandonare i nostri cari, le nostre case, la nostra terra, per cercare dignità altrove. E’ il momento di scendere in campo, di tralasciare un attimo la nostra routine e prendere in mano le sorti di questa terra. Ogni parola è importante, ogni pensiero è indispensabile. Perché domani non dovremo avere nulla di cui rimproverarci, nulla che ci impedisca di dormire; perché domani, quel rimorso che logora chi da 40 anni ha fatto si che questa terra morisse, godendo solo al momento dei benefici che quell’illusione di progresso ha portato a questa terra, ma morendo poi, piano piano, giorno per giorno, non colpisca anche noi, non ci uccida.
Il petrolio non è la nostra strada, non è il nostro futuro, non ci porta da nessuna parte, se non a risanare bilanci fallimentari, e morire, senza poter nulla. Perché della Basilicata, della Lucania, della Valbasento, di noi stessi non rimarrà nulla, se permetteremo questo scempio.
Oggi, a differenza di ieri, siamo più preparati. Sappiamo cosa significhi stuprare la nostra terra, sappiamo quali risultati ci darà. Oggi, a differenza di ieri, non fermare tutto questo è ancora più grave. Dobbiamo pretendere un’altra strada, un altro futuro, un altro sviluppo per questa terra, per la nostra vita.
In questi 15 giorni è stato fatto qualcosa di meravigliosamente grande. Abbiamo abbattuto distanze politiche, distanze personali, distanze territoriali, abbiamo in qualche modo vissuto.
E’ il momento di riprenderci ciò che ci appartiene per diritto, il nostro futuro!

Antonio Camardo

Grandissimo articolo. Io però ho risposto così:

Complimenti per l’articolo, che racchiude praticamente le idee di tante persone, pisticcesi e non. Aggiungo però un piccolo dispiacere, da parte mia. La reazione degli studenti del Liceo è stata a dir poco scandalosa. Una percentuale molto bassa di noi ha partecipato attivamente alle iniziative e alle manifestazioni. Eppure noi giovani siamo quelli che dovremmo rimetterci in piedi per non mirare, un domani, ad abbandonare questa terra di briganti (ora siamo diventati tali). Noi siamo quelli che dovremmo andare avanti non solo con le parole, noi siamo quelli che dobbiamo lottare affinchè il futuro non sia solo un viaggio alla ricerca del meglio. Il meglio dobbiamo averlo qui, dove siamo nati, dove ci sono le tradizioni, dove c’è la famiglia, dove c’è quel calore che solo la propria terra natìa può donare. Purtroppo, c’è scarsa partecipazione. C’è scarsa informazione. Non voglio essere pessimista, nè polemica, nè esagerata. Il disinteresse regna ancora, e spero soltanto che si possa fare qualcosa. Ovviamente parlo della mia generazione, che è più o meno successiva a quella della maggior parte dei ragazzi che hanno preso l’iniziativa del Presidio Permanente. E’ vero che è ritornata la speranza, ma sento che essa potrà morire se tutto quello che si è (ri)costruito adesso andrà perduto negli anni a venire.
Spero che le cose cambino, che a Pisticci, come nelle realtà analoghe, possa arrivare presto una rivoluzione culturale nelle nostre menti, che si arrivi a cercare il vero senso della lotta per il futuro, e non a perdersi in quei pochi pub tra alcool e droga illimitati.

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Giornata mondiale delle persone con disabilità

….Oggi è giornata mondiale delle persone con disabilità. Io ho avuto la fortuna di conoscere ed essere amico di diversi di loro ma sicuramente quello che ritengo più importante per la mia vita in tutti i sensi è quel cantautore serio, impegnato, lucido, geniale e ironico che era mio padre: “Ci Sono molti disabili e handicappati oggi in Italia che (grazie alla barriere architettoniche) non possono usare la città e questo è ingiusto.; ci sono altresì molti disabili e handicappati in giro per l’Italia che non sanno di esserlo e solitamente stanno ai posti di potere.”… (Alberto Bertoli)

Beh direi che non c’è altro da aggiungere. Questo il mio modo per esprimere il mio pensiero su questa giornata. Allego qui sotto lo spot pubblicitario che vinse il Telegatto nel 1989.