Incontri scolastici particolari.

E dunque anche oggi è sabato.12 dicembre. Nell’aria si sente il Natale ma non tantissimo, forse perchè sarei in teoria incasinata con la scuola. Forse non voglio esserlo, ma lo sono. Ultimamente (e non è una novità non sto andando benissimo, i miei si incazzano e finiscono per minacciare punizioni. Che palle. Non mi manca l’intelligenza, ma la voglia di studiare. Lo ammetto mi manca la voglia di studiare, e mi sono fatta delle idere ben precise in merito. A cosa serve se imparo Machiavelli a memoria se poi un giudizio non lo esprimo come si deve o se poi in una qualsiasi discussione “attuale” non spiaccico una parola? Eppure mi sono “meritata” un 5.5 in italiano, sulla valutazione al primo bimestre. I miei non l’hanno presa bene. E ci credo! Però io sono sempre più convinta di non essere stupida, di non essere totalmente fuori di testa.

Stamattina nella mia scuola si è tenuto un incontro con un poeta abbastanza importante. Dante Maffia. E’ stato interessantissimo, il professore che vorrei avere ora e che avrei voluto avere sempre. Ha detto che della tecnica e degli standard noiosi non ce ne facciamo niente. La poesia è altro. La poesia è creatività, è un soffio al cuore. E io l’ho sempre sostenuto. Ero leggermente in ansia perchè ero la sola della mia classe, che non è stata coinvolta. Io ci tenevo fin da quando ce lo hanno detto ed ho fatto di tutto per essere presente e quindi ho partecipato all’incontro pomeridiano che hanno fatto per leggere alcune delle sue innumerevoli poesie e poi per preparare qualche domanda decente. Questo organizzato dalla mia prof di italiano, quella che mi ha messo 5.5 per intenderci. Ho provato delle bellissime sensazioni alla sola lettura di quei componimenti, che in tutta sincerità non ho capito “a primo colpo”.
La poesia mi affascina, la poesia, quella vera. Che non è solo scrivere sotto forma di versi un concetto, no. La poesia ti fa volare, deve essere leggera, altrimenti non si può definirla tale. Mi ha confermato molte idee, il professore. Mi è stato riferito che ridevo in continuazione ed io non me ne sono accorta. Sarà che stavo bene? Certo. Stavo bene!
Basso, grassottello e brizzolato, quasi settantenne, occhi piccoli e vispi, Dante Maffia, calabrese d’origine e romani d’adozione ha parlato per quasi due ore rispondendo alle nostre domande. Io sono stata chiamata a fare la prima al microfono davanti a tutti. Ero imbarazzatissima. C’erano altri professori, un poeta mio conterraneo ed un professore teologo che sembrava tenero ma quasi inquietante. Barba bianca, capelli lunghi bianchissimi e tutto vestito rigorosamente di nero, cravatta compresa. Non ha detto una parola, ha solo distribuito i libri,di cui mi sono fatta autografare e dedicare una copia.
Del  poeta mi ha colpito quindi, il modo di parlare ma soprattutto il suo pensiero. Ha praticamente azzittito le due prof che con un’aria non saccente ma quasi, sembrava volessero vendicarsi, dopo quelle parole contrarie ai loro standard. E’ stato fortissimo, forse ridevo per questo!
O forse perchè quell’uomo non molto grande di statura mi ricorda in una maniera impressionante il “mio” professore, che non vedo da anni e mi manca un po’. Di lui racconterò in un post separato.

Dopo di ciò, non mi resta altro che dire, confermare, riaffermare che studiare non significa imparare a memoria un qualcosa e poi dirlo al professore, seppur con “criterio”. Studiare significa imparare ad affrontare la vita con semplicità, serenità e un pizzico di fantasia.

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