Archivio mensile:aprile 2017

Buona Pasqua /2017/

Ci Amò così tanto che le tenebre della Morte non lo fermarono.
Ci Ama ancora tanto.
Ci Amerà ancora e ancora, per sempre.
Basta aprirsi a Lui lasciandosi trasportare dalla forza del Suo Amore.
Non è difficile, è molto più facile di quanto si pensi.
A volte basta un piccolo gesto sincero.
Lui si lascia conquistare.
Amatevi, e sarete Amati.

#HappyEaster

Diciannove.

Ebbene.. sono diciannove. Ormai diciannove e quasi tre giorni.
In tanti mi hanno chiesto come mi sento. Ma come dovrei sentirmi? Non ho mai capito il motivo di questa richiesta che si fa ogni volta che qualcuno compie gli anni.
Dovrei rispondere che mi sento vecchia ed ho i dolori della vecchiaia?
Dovrei rispondere che inizio a presentare gli squilibri della demenza?
Entrambe le cose fanno parte di me da sempre.
“Come festeggi?”
Come dovrei festeggiare? Con Minnie e Topolino come i bimbi di tre anni? Oppure con un mega ricevimento con quattrocento invitati? Ma insomma.. che domande sono?!?

Scherzi a parte.. Non mi sento vecchia nè giovane, mi sento semplicemente me stessa. Forse più di ieri e meno di domani, lo spero. Piano piano il mondo mi si apre davanti e mi ritrovo sempre più decisa e “libera” nelle scelte.
Il liceo tra poco finisce e non vedo l’ora, inizierò finalmente il percorso che più sognavo.
Ho riscoperto persone che non conoscevo e che mi avevano messa da parte perchè non conoscevano me.
Mi sono lasciata guardare dentro oltre che fuori. Questa cosa è sempre importantissima.
Sto sempre in giro con la mia nuova Ferrari rosso fiammante (invece del cavallino ha un leoncino 😀 )

Sono contenta. Della mia felicità riacquistata posso vantarmi.
Posso vantarmi però solo se ringrazio una persona.
Colui che mi ha stravolto la vita facendomi cadere in un vortice di emozioni dai colori dell’arcobaleno.

Grazie Amore Mio.

Ps. Ho festeggiato in campagna con alcuni dei tanti Amici a cui voglio tanto bene.

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Di che mania sei?

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Salve! Come va? Io ogni tanto ricompaio e sembra pure strano!
Oggi pomeriggio ho riaperto il blog dopo mesi e mi sono ritrovata questo bel tag particolare mandatomi da On Rainy Days che è sempre carinissima e inventato da Rosa.
Cercherò di dirvi alcune (le meno scandalose) piccole manie che mi farebbero sembrare un po’ (tanto) poco normale 😀

Le regole sono:
1. Menzionare l’ideatore e chi vi ha nominati
2. Citare 3 o più manie che vi riguardano
3. Nominare tre persone

Ci siamo! 😛

  • Sono di indole collezionista, colleziono biglie, palline rimbalzanti, accendini e plettri per chitarra. Le mie collezioni devono essere sempre in ordine e se qualcuno le tocca può ritenersi morto.
  • Quando salgo le scale per entrare in casa mia devo fare almeno quattro passi su ogni pianerottolo. (Mi devo far vedere da uno bravo, lo so 😀 )
  • Quando apparecchio per il pranzo/cena, la tovaglia deve essere perfettamente al centro del tavolo nel punto in cui si incrociano tutte le pieghe.
  • Quando suono la chitarra acustica devo mettere la tracolla, con l’elettrica e la classica non necessariamente.
  • Quando devo dare un bacio alla persona che amo devo per forza stringergli le mani.

 

Bene, mi sono sputtanata abbastanza 😀 quindi passerei ai tre blog nominati!

La rella di Sofia – Squarci di silenzio – Altrimenti

Vasco Brondi e le parole

Se fossimo in un telefilm non avremo nessun dubbio problema a dirci che ci amiamo.
Ce lo diremmo forse banalmente con una frase lunga due parole, due parole lunghe cinque lettere e uno spazio. Il verbo e il pronome personale più pronunciati al mondo o quasi; chi non ha mai pronunciato un “Ti Amo “?
Non importa se lo abbia pronunciato a qualcuno in particolare o semplicemente a se stesso, narcisisticamente parlando.
Se fossimo in un telefilm oltre al “Ti Amo “ magari ci diremmo anche altro, mentre ci guardiamo fissi oppure mentre siamo distratti da pensieri e parole non nostre.
Non proveremmo vergogna né imbarazzo l’uno verso l’altro perché saremmo in un telefilm, e nei telefilm è tutto lecito; ormai lì si vede di tutto, cosa vuoi che siano delle parole d’amore?
Soprattutto se sono sofferte poi…
Coloro che ci guarderebbero non ci biasimerebbero  se parlassimo normalmente.
Forse non lo farebbero neanche se ci vedessero parlare mentre ci scambiamo sguardi di intesa o gesti riguardanti le nostre parole…
Il linguaggio verbale presenta le sue mancanze e noi non siamo in un telefilm.
Non penso che ci piacerebbe dirci “Ti Amo” e basta.
È vero che è una frase importante perché racchiude ciò che di più nobile l’uomo possiede, ma detto da solo è troppo poco.
Per quanto possa avere una valenza alta ed importante è insufficiente, io lo arricchirei di altre parole, altri vocaboli che effettivamente non trovo mai.
Tante volte mi chiedo il perché e altrettante volte non mi rispondo oppure attribuisco la risposta ad una mia incapacità.
Tante volte noto che i concetti inesprimibili aumentano e non per causa mia o tua, ma per causa di coloro che fanno abuso delle parole riducendole ad un niente.
La lingua italiana sembra consumata, come se i grandi letterati, autori delle più grandi opere, abbiano scritto con parole desuete così, tanto per scrivere.
È come se parlassimo solo perché ci è usuale farlo oppure perché è buona educazione o maleducazione a seconda delle situazioni o dell’obiettivo da raggiungere.
Puntualmente ci si trova in situazioni in cui vorremmo parlare per fare bella figura e puntualmente ci si ritrova non sapere cosa dire.
Tante volte si ricade nella banalità della monotonia o nella paura di essere monotoni.
Se devo dirti che ti amo, mica mi metto a ripeterlo tutti i giorni con le solite cinque lettere, due parole e lo spazio che le separa!
Come minimo ti annoieresti e di conseguenza mi sentirei buona a nulla.
Se non trovo le parole giuste ti guardo semplicemente.
Si dice che lo sguardo valga più di mille parole.
Se non ho la possibilità di guardarti ti scrivo, cerco di mettere insieme quelle mille parole che non riescono a valere uno sguardo.
Tu sorridi compiaciuto, apprezzi il mio sforzo e comprendi ciò che sento, ma continui a sostenere che tante cose non si possono esprimere a parole.
Per Dante il Paradiso è fonte elevatissima di valori inesprimibili e per alcuni “comuni mortali” come me, il Paradiso emerge nella vita vissuta sulla terra.
Vasco Brondi scrive nella sua canzone che “Noi siamo meglio di un telefilm e infatti non ci diciamo niente”.
Vasco Brondi ha ragione, è meglio se non ci diciamo niente, le parole sono utili a far poco, sono piccoli strumentini per bisogni elementari.
Tante volte sono l’emblema della banalità e noi non siamo banali, almeno cerchiamo di non esserlo e lo siamo solo ogni tanto, quando inspiegabilmente ne senti il bisogno.
Le cose grandi non cercano parole. Quante volte vorremmo far fuori tutti quegli inutili convenevoli che siamo “costretti” a fare per apparire consoni a determinate situazioni?
Il vero amore, il vero dolore, la vera fede non ammettono frivolezze.
In quel caso il linguaggio parlato è pura apparenza, e l’apparenza non serve ai fini della genuinità e dell’autenticità del nostro essere; è un sottile involucro trasparente che non serve a nasconderci né a difenderci.
Invece di riempirti di parole ti riempio di altro, visto che vuoi sempre essere pieno di qualcosa.
Se fossimo in un telefilm potrei scegliere io di cosa riempirti, ma noi siamo meglio di un telefilm e quindi è bene che sia libero tu di scegliere.
Secondo me sceglieresti di viverci il mondo così come viene e di agire conseguentemente nel modo più semplice e umano possibile.
Secondo me funziona: scommettiamo?